venerdì 29 gennaio 2016

La posizione di Giove calcolata in 4 tavolette babilonesi.


Scoperte quattro tavolette babilonesi nelle quali viene calcolata la posizione di Giove, solo sulla base della geometria. La scoperta, che si è guadagnata la copertina di Science, rivoluziona la storia dell'astronomia perché finora si era convinti che calcoli del genere fossero comparsi nella storia della scienza solo 1.400 anni più tardi. A decifrare le tavolette, che risalgono al periodo compreso fra il 350 e il 50 a.C, è stato l'astronomo Mathieu Ossendrijver, dell'università Humboldt a Berlino.

Le quattro tavolette, che nel frattempo sono state anche riprodotte con una stampante in 3D, sono il più antico esempio finora noto dell'uso della geometria per calcolare la posizione di un pianeta. Gli antichi astronomi che le hanno scritte hanno usato un trapezio per calcolare la posizione di Giove in due intervalli di tempo: 60 e 120 giorni dopo dalla sua comparsa sull'orizzonte.

''Queste tavolette babilonesi utilizzano la geometria in senso astratto per definire il tempo e la velocità, a differenza degli antichi Greci che usavano le figure geometriche per descrivere la posizione nello spazio fisico'', osserva Ossendrijver. ''Le tavolette ? aggiunge - riscrivono i libri di storia dell'astronomia e rivelano che gli studiosi europei del '400 di Oxford e Parigi sono stati preceduti dai Babilonesi nell'uso della geometria per calcolare la posizione dei pianeti''.

martedì 19 gennaio 2016

Pericolo atmosferico in agguato, ecco El Nino e cosa sarà capace di fare!

Pericolo atmosferico in agguato, ecco El Nino e cosa sarà capace di fare!: Si tratta della situazione atmosferica che sta affiggendo Italia e mondo intero dallo scorso ottobre 2015 ed ora fa preoccupare gli addetti ai lavori, El Nino sta creando seri problemi atmosferici e

TERREMOTI: L'ITALIA CAMBIA LA SUA FORMA

La Stampa.L’Italia sta ruotando, durerà anni

Secondo l’Ingv i terremoti in Emilia e nelle Prealpi Venete sono diversi ma hanno la stessa antica origine
Fenomeno noto: “La placca Africana spinge e s’incunea sotto le Alpi”. Ma perché oggi la terra
trema di più?
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ROMA
È da quasi un mese che sentiamo tremare il nostro paese sotto i piedi. Non che così tante scosse di terremoto siano un’anomalia senza precedenti.È solo che dal 20 maggio scorso,
l’intensità di queste vibrazioni viene percepita distintamente dalla popolazione che vive sulla
Pianura Padana.L’ultima scossa forte risale a ieri,quando un terremoto di magnitudo 4.5 ha colpito le Prealpi Venete. Nel frattempo una serie di vibrazioni lievi, le cosiddette scosse di
assestamento, continuano a turbare l’Emilia Romagna e ad alimentare gli incubi di una
popolazione già provata. Per gli scienziati non c’è un collegamento diretto fra tutti
questi terremoti, ma il motore di queste scosse sembra comunque lo stesso.
«I terremoti in Emilia e nelle Prealpi Venete non sono in stretta relazione fra loro, anche
se rispondono alla stessa dinamica generale» osserva la sismologa Lucia Margheriti, dalla sala sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
La dinamica generale riguarda il movimento della placca Adriatica, che costituisce la punta più settentrionale della placca Africana, allungata come una sorta di lingua che comprende la costa orientale dell’Italia e l’Adriatico.
In questo movimento generale la placca Africana spinge verso Nord, contro la placca Eurasiatica, e in questo movimento la placca Adriatica scende sotto le Alpi.
«È l’Italia che si riorganizza, o meglio sono i pezzi di crosta terrestre sotto i nostri piedi che ora cercano di trovare un nuovo equilibrio, seppur temporaneo» sottolinea Giovanni Gregori, geofisico del Consiglio Nazionale delle Ricerche. In questo senso i terremoti, anche quelli che in quest’ultimo mese hanno colpito altre parti d’Italia, dal Sannio al Pollino ad esempio, sono il segnale di un processo geologico ben più profondo.
Rischio-Sismico-in-Italia
«L’Italia – dice Gregori – sta ruotando in senso antiorario. La parte meridionale della crosta terrestre spinge verso la parte settentrionale e, trovando resistenza nei pressi dello                        Stretto di Messina che fa da perno, ruota e si conficca sotto le Alpi».
Questo movimento generale può provocare terremoti che fra loro sono indipendenti ma che rispondono agli stessi processi geologici.
Come d’ora in poi la situazione si evolverà, impossibile dirlo se non sul piano delle probabilità. Secondo la relazione della Commissione Grandi Rischi «è significativa la probabilità che si attivi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza». Non solo.
«Non si può escludere l’eventualità – si legge nel documento – che, pur con minore probabilità, l’attività sismica si estenda in aree limitrofe a quella già attivata sino ad ora».           Non è la previsione di un nuovo terremoto.
«Abbiamo solo espresso le nostre valutazioni scientifiche scaturite dall’analisi dei fenomeni in corso e delle strutture geologiche coinvolte, su cui abbiamo accumulato molte informazioni»,         precisa Luciano Maiani, presidente della Commissione Grandi Rischi.
«Purtroppo i margini di errore di questi probabili scenari sono elevati perché la crosta terrestre è ben lontana dai nostri occhi», dice Warner Marzocchi, dirigente dell’Ingv. L’unico modo per prospettare un possibile scenario futuro è ricorrere ai documenti storici, alle testimonianze dei terremoti passati.
Questo significa per l’Emilia Romagna andare di molti secoli indietro nel tempo. «Abbiamo a disposizione modelli – sottolinea Marzocchi – che al momento ci dicono soltanto che il terremoto potrebbe durare anche qualche anno». L’intensità delle scosse dovrebbe tendere a diminuire ma, considerata la struttura complessa dell’Emilia Romagna, non possiamo escludere sismi di magnitudo pari o superiore a 6.
La parte orientale della struttura sismica padana, quella sotto i piedi di Ferrara, fino ad oggi è stata relativamente tranquilla.Il timore degli scienziati è che, così come hanno fatto quella centrale e occidentale, arrivi a un punto di rottura provocando un terremoto di intensità simile a quello del 20 o del 29 maggio scorso. «L’ultima parola, quindi, spetta alla Natura che, nel caso dei terremoti, parla un linguaggio incomprensibile per noi esseri umani», conclude Marzocchi.

Il primo fiore sbocciato nello Spazio

Il primo fiore sbocciato nello Spazio: Nella mini-serra della Iss continua con successo il progetto Veggie, che guarda al futuro per le missioni dello Spazio profondo, col primo fiore di zinnia

martedì 5 gennaio 2016

Fondamentalismo

Con il termine fondamentalismo si intende genericamente qualunque lettura letterale e dogmatica di testi sacri (o loro equivalenti, fuori dell'ambito religioso) che assuma i relativi precetti contenutivisi afondamenti (tipicamente della religione, ma non solo) rifiutando ogni ideologia o interpretazione anche minimamente in contrasto con essi.                                                                                                         Il fondamentalismo è una corrente della religiosità protestante che si sviluppò negli Stati Uniti in un periodo compreso tra il 1878 e il 1918 (cioè tra la fine della Guerra Civile Americana e la Prima guerra mondiale).
Si tratta di una corrente di pensiero, nata all'interno della Chiesa battista, che intendeva opporsi al modernismo e al razionalismo teologici che si diffondevano fra i fedeli evangelici. Il termine fondamentalismonon aveva all'origine accezioni negative, è legato al fatto che nel 1909 venne pubblicata una raccolta di dodici volumi di saggi intitolata The Fundamentals. I testi attaccavano le attività di filologiastoria,archeologia e critica, della scuola esegetica detta di "Alta critica". Rivendicavano al contrario la volontà di riaffermare in modo dogmatico punti irrinunciabili della fede definiti fundamentals, i fondamenti, e corrispondono anche all'affermazione della necessità di una fede facilmente comprensibile all'individuo. Questa rivendicazione aveva una prospettiva anche politico-sociale, con forte critica definibile "anti-intellettuale" o "anti-elìtes" (contro il pericolo di una società, o di una morale, "degli avvocati" e dei filosofi).
Nel periodo tra il 1910 e il 1915 il termine "fundamentals" compariva su molti volantini diffusi dai gruppi.
Caratteristica del pensiero dei fondamentalisti, era la riaffermazione del valore letterale del testo della Bibbia. Questa doveva essere considerata un testo storico che narra fatti realmente accaduti nel modo esatto in cui sono descritti, con un netto rifiuto alla "pretesa" dei teologi liberali di sottoporre la Bibbia alla stessa analisi e critica testuale a cui erano stati sottoposti gli altri testi classici dell'antichità. In particolare c'era il rifiuto rivolto alla cosiddetta "Ipotesi documentale", la ricerca che aveva rilevato all'interno del Pentateuco diverse fonti documentali denominate "yahvwiste", "elhoiste" e "sacerdotali". In poche parole, il fondamentalismo rifiutava di trattare la Bibbia come un testo paragonabile, analizzabile e quindi discutibile, alla pari degli altri.
L'altra caratteristica è l'attribuzione di pari valore a tutte le parti di testo della tradizione cristiana, che non ammette quindi una distinzione di importanza o distinzione di lettura tra Nuovo Testamento e Antico Testamento. Queste posizioni erano già presenti da secoli in alcuni piccoli gruppi protestanti, il fondamentalismo le ripropose in forma di nuovo proselitismo.
Contrattaccando le correnti moderniste, i fondamentalisti aiutarono i cristiani tradizionalisti a superare lo shock delle numerose scoperte archeologiche del XIX secolo che documentavano fatti e popoli ed eventi di cui la Bibbia non aveva conservato la minima traccia - o che raccontavano in modo diverso eventi a cui la Bibbia alludeva - e dalla diffusione del darwinismo, oltre che dai progressi della filologia e delle scienze naturali.
Una delle intuizioni vincenti di questo movimento fu puntare sul fatto che l'archeologia poteva anche essere usata per confermare, oltre che per smentire la Bibbia. Per dirla col titolo di un celeberrimo bestsellerparticolarmente apprezzato dai fondamentalisti, sostenere che La Bibbia aveva ragione anche dal punto di vista archeologico. Il fondamentalismo insomma, permise al protestantesimo di vedere l'archeologia e la ricerca storico-scientifica come uno strumento utilizzabile, in certe occasioni, per confermare le proprie teorie anziché come un nemico da ostacolare sempre.
Grazie al finanziamento di un mecenate, un petroliere, i volumi stampati dai fondamentalisti (oggi in buona parte online), stampati in forma economica, furono inviati per posta gratuitamente a migliaia di pastori protestanti, fornendo loro tesi ed argomentazioni già pronte per ribattere alla critica del pensiero liberale e modernista.
Al tempo stesso, per così dire "blindando" l'interpretazione biblica per impedire che fosse "sottratto" qualcosa ai suoi "fondamenti" tradizionali, il fondamentalismo riuscì a combattere anche una battaglia sul fronte opposto contro i Mormoni, che affermavano di avere ricevuto una "aggiunta" alla Rivelazione tradizionale. Rifiutando "sottrazioni" o "aggiunte" alle credenze tradizionali, i fondamentalisti diedero così una fisionomia precisa alla religiosità di tipo conservatrice del mondo protestante statunitense.
Sul piano politico la battaglia delle idee fu vinta in un certo grado dai fondamentalisti, che riuscirono a influenzare il pensiero religioso americano molto più profondamente rispetto alle altre correnti religiose, dando alla società statunitense quella particolare impronta culturale che tuttora possiede.
Le parole d'ordine già dei Fondamentalisti in gran parte coincidono con quelle della destra religiosa statunitense del giorno d'oggi. Senza il Fondamentalismo non si comprenderebbero battaglie come quella contro l'insegnamento della teoria dell'evoluzione nelle scuole statunitensi, ancora attive alle soglie del XXI secolo.